Fucking Pure
Coreografia, performance: Vincent Giampino
Sound designer: Domenico Palmeri
Costumi: Rebecca Ihle
Cura e promozione: Marco Burchini
Produzione: TIR Danza
Residenza artistica: Lavanderia a Vapore
Chiese, abbazie, cattedrali. Santi incastonati, ardenti e immobili a fissare coperture a cassettoni tesi a ricordarci che il corpo eccede sempre se stesso.
Cornee in pietra e marmo.
Sale, camere e corridoi affrescati e stuccati in oro, dipinti che celebrano genealogie e conquiste. Ricchezze tese all’immortale per tramutare il marmo in carne e moltiplicare i cortigiani riuniti attorno al signore.
Sfilate, canti e geometrie di potere, ecco la danza.
Oggetto coreografico e performativo è la sarabanda, nella sua forma danzata e musicata, attorno la quale ruota tutta la ricerca.
Lo studio delle due forme artistiche avviene in maniera separata e indipendente l’una dall’altra. Per dare alcune direttive di lavoro, ad esempio, uno degli elementi che verranno studiati nella danza sarà
l’introduzione storica e uso del passo strisciato; per la questione musicale uno sarà il dettaglio compositivo del basso continuo.
Questi ed altri elementi verranno utilizzati per la creazione di un tempo danzato e incarnato che non sarà una rielaborazione della sarabanda storica, bensì una nuova danza del potere, prendendo in carico immaginari e questioni legate a tale tema: la maschilità in quanto dato culturale distribuito omogeneamente, la politica come desueto meccanismo di rappresentazione, prestazione fisica e prestanza.
La sarabanda è figlia delle conquiste coloniali in Mesoamerica. Approdata in Spagna diventa una danza e musica di corte per poi essere censurata perché troppo erotica, al contempo viene sussunta dalle corti francesi e italiane che ne modificano il ritmo, rallentandolo, e le partiture gestuali. Da qui in poi diverrà la parte centrale delle suite di corte, la più lenta delle musiche e delle danze, a celebrarne il fasto e la magnificenza.
In questa ricerca il mio obiettivo è costituire una danza/scena del potere, rispondendo alla domanda “come sarebbe una sarabanda oggi?”, esponendo il corpo alla sua esecuzione, una danza che brucia il corpo di chi la esegue.